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   poetry / prose / criticism / installation(s) / research


August 6, 2006

Intervista a Burroughs

Filed under: flux, quote

Lei crede che il pubblico possa abituarsi alla fine a reagire ai cut-up?

Naturalmente, perché i cut-up rendono esplicito il processo psicosensoriale che si verifica sempre e comunque. Qualcuno sta leggendo un giornale, e i suoi occhi seguono la colonna nel modo tipicamente aristotelico, un concetto e una frase alla volta. Ma subliminalmente sta leggendo le rubriche sull’altro lato della pagina, e in più è consapevole della presenza della persona che siede accanto. Questo è un cut-up. Mi trovavo seduto in un ristorante a New York con i miei krapfen e un caffè. Pensavo che ci si sente effettivamente un po’ soffocare a New York, come se si vivesse in una serie di scatole. Guardai fuori della finestra e vidi un grosso camion Yale. Ecco un altro cut-up, una giustapposizione di ciò che accade fuori a ciò che si sta pensando. Faccio pratica mentre cammino per strada. Allora, quando sono arrivato qui ho visto quell’insegna, stavo pensando a questo e quando tornerò a casa lo scriverò. Alcune cose le uso. Altre no. Ho letteralmente migliaia di pagine di appunti qui, grezzi. E  tengo anche un diario. E’ come un viaggio nel tempo.

La maggior parte delle persone non vede che cosa accade intorno. Ecco il mio messaggio agli scrittori: per amor di Dio, tenete gli occhi aperti.  Fate caso a ciò che vi accade intorno.

 

[ Intervista con William Burroughs, di Conrad Knickerbocker. Trad.it. di Claudia Gasperini, MinimumFax, Roma 1998, pp. 36-37 ]

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